Armando Verdiglione
L'approdo di Ferdinando Ambrosino
L’autostrada. Il golfo. Pozzuoli. L’antro della Sibilla. Bacoli. Nel primo rinascimento, Napoli, con i suoi cinquecentomila abitanti, la città più popolata del pianeta. Pietre. Scogli. Lidi.
Il laboratorio di Ferdinando Ambrosino sta a un passo dal mare bellissimo, con le sue meraviglie, e a un palmo dall’antro. Il monte si ritaglia dal cielo serenissimo.
Apertura originaria il cielo. E squarcio il tempo nel processo dalla pittura alla scrittura.
La parola di Ferdinando Ambrosino, nei suoi quadri che sanno d’infinito e di luce, si staglia sull’aria, sulla libertà, sulla leggerezza, tentazione intellettuale. Atopia di un itinerario artistico di oltre trent’anni scandito da un ritmo e da un disegno che lo rivolgono alla sua qualità, alla sua cifra. Non luogo per le visioni del mondo, per le ideologie del XIX secolo, che tanto hanno pesato sulla scena del novecento. Lo stesso Averno, qui accanto, procede dal cielo: nessun inferno che, come ossimoro, non partecipi all’ironia, all’atto di speranza.
L’altra faccia del labirinto senza fondo né fondamento rimane il paradiso, via del malinteso e della sua arte, l’intelligenza. E non c’è più Sibilla: i cinquecentisti e i millenaristi sono fugati da quei fiori del tempo che la pittura di Ferdinando Ambrosino accoglie.
Nessuna magia che, immobilizzando il colore, tolga l’ostacolo alla colorazione del mondo, alla verità da bandiera. Nessuna ipnosi che dissipi l’evento dietro la visione, spazializzando l’anatomia dell’immagine a profitto dell’utopia. La sfida di Ferdinando Ambrosino non è sociale ma ironica, modo della relazione, dell’apertura. E il colore resta obscurus: l’arcobaleno dello specchio, dello sguardo e della voce, punto e contrappunto, singolare e triale, è condizione dell’itinerario, fra l’artista e l’intellettuale.
Quando la scommessa si fa d’impresa, quindi di verità e di riso.
La pittura di Ferdinando Ambrosino segue la trama del corpo in gloria, la combinazione che, procedendo dall’armonia insociale, propria dell’apertura originaria, si rivolge alla cifra. Corpo e scena. Cifra della parola. Qualità dell’arte, nonché della vita. Messaggio di qualità.
Fra l’incodificabile e l’indecidibile si situa l’insignificabile, l’incredibile, il dogma dell’immagine, della parola. Nella pittura di Ferdinando Ambrosino, l’enigma impedisce al dire, al fare e allo scrivere di trapassare nel detto, nel fatto, nello scritto. Pentecoste della città di Napoli.
Pentecoste di Cuma: la luce abita dove le cose, facendosi e piegandosi, si scrivono. Luce con cui le cose s’intendono. Pittura fra il due e il tre. Pittura che non lascia prendere con la mano né comprendere né concettualizzare. Anche il buio partecipa alla stagione della luce. Sulla scia di Borges. Dagli anni sessanta a oggi, la figura indica quanto c’è di uditivo, d’irriducibilmente non visivo, nell’arte di Ferdinando Ambrosino.
Dall’inquietudine alla pace, la figura nessuno spazio lascia alla rappresentazione.
Ferdinando Ambrosino si trova sempre dove le cose incominciano e dove debuttano. Un gesto, uno schizzo, un graffito, un disegno, uno scarabocchio trovano, ora qua ora là, la loro articolazione, in un gioco che si avvale sempre dell’astrazione, del punto vuoto per la proposta d’immortalità. Niente naturalismo e niente monismo.
Quanto si accenna in un quadro del 1970 s’incontra ora, altrimenti qualificato. Nulla viene superato né cancellato. Il gesto di Ferdinando Ambrosino convoca ciascuna cosa verso l’approdo alla cifra. L’approdo, altro nome del piacere intellettuale, artistico.
Approdo alla qualità, dove si combinano il corpo e la scena. L’ombra dell’apertura è l’inconciliabile della relazione, lungi dal paese dei compromessi e delle armonie sociali.
Inconciliabile il due, apertura originaria. Insopportabile l’arcobaleno, lungi dal paese dove tutto deve essere sopportato. Incompatibile la differenza, lungi dal paese che vuole tramutarla nelle differenze tollerabili. I quadri di questo catalogo indicano l’approdo della pittura di Ferdinando Ambrosino alla sua qualità, alla sua cifra.
Paesaggio del secondo rinascimento.
Il momento è venuto per rendere un omaggio internazionale a questa pittura straordinaria e senza precedenti.
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