Tony Brachet
L’altra faccia del tempo
In un testo poco conosciuto del 1936, Kojève, nipote di Kandinskij, distingueva quattro forme d’arte pittorica da lui contrapposte in blocco all’“arte concreta” dello zio.
L’espressionismo, definito soggettivo perché qui l’artista mira a riprodurre non l’oggetto ma il proprio atteggiamento in rapporto all’oggetto, che non gli interessa; quindi, la sua espressione sarà poco astratta nella misura in cui non cerca una via per elaborare l’immagine dell’oggetto in quanto tale.
L’impressionismo meno soggettivo del genere precedente perché qui il pittore non riproduce il proprio atteggiamento ma l’impressione suscitata in lui dall’oggetto è più astratto nella misura in cui l’oggetto non può essere riprodotto come totalità, e l’impressione, funzione dello sguardo dell’artista, rimane selettiva.
Il realismo, più oggettivo, non di meno astrae da tutti gli elementi della rappresentazione che la soggettività del pittore non trattiene qui si potrebbe pensare all’inflettersi della pittura realista verso “la rappresentazione della rappresentazione” alla fine dell’età classica (la notazione è di Foucault).
Il simbolismo, per esempio quello delle pitture primitive, unisce a “un massimo di astrazione un minimo di soggettività”, come nella pittura egizia, in cui l’oggetto quasi non può essere visto da un soggetto — senza che qui vi sia, come ha indicato Gombrich, mancanza di prospettiva, nel senso d’incapacità di rappresentarla, e Gombrich non è certamente hegeliano.
La pittura di Picasso, nota Kojève con l’approvazione dello zio, è “un espressionismo simbolico o un simbolismo espressionista”. Ci si potrebbe chiedere a quale genere Kojève avrebbe ascritto la pittura di Ambrosino. Probabilmente, per quanto riguarda le prime tele, riprodotte nel volume
L’angelo della notte uscito nel 1992 a cura di Carmine Benincasa e Armando Verdiglione, avrebbe parlato di impressionismo realista o di realismo impressionista.
Ma le opere successive? Come avrebbe interpretato À la recherche du temps del 1990?
Qui non c’è più la questione dell’oggetto, della sua riproduzione realistica o dell’atteggiamento di fronte all’oggetto, né dell’impressione prodotta o della decostruzione simbolica (cubista o d’altro tipo), insomma di uno dei generi della “pittura astratta” nel senso di Kojève e Kandinskij; ancor meno della “pittura concreta” nel senso di creazione di un mondo a partire dalla sola soggettività.
Infatti Ambrosino, indifferente (come Proust) alla partizione fra soggetto e oggetto, non procede (come Kandinskij) all’istituzione di un mondo “terzo” (né oggettivo né soggettivo) attraverso il solo gioco delle forme e dei colori, peraltro accoppiati.
Ambrosino non rivela niente: dice. Dice (nell’opera À la recherche, 1987) del sembiante che bisogna attraversare in direzione del tempo, dell’impossibile simultaneità delle cose mentre i mondi creati da Kandinskij sono fra loro contemporanei, di modo che, come nota lo stesso Kojève, non ci si può né vivere né morire.
Questa anatomia dell’immagine prosegue nei quadri successivi, Figura (1991) e Amanti (1991), fino alla divisione spettrale del tempo attraverso la sessualità, fino all’anatomia del tempo il cui destino è la sessualità. Fantasmi e ombre (1991) sradica l’illusione illuministica della filosofia: se il fantasma è l’ombra dell’idea, qual è l’ombra dell’ombra?
L’ombra dell’ombra è il personaggio, la donna (Femmes, 1991) che, impossibile riunione del tempo e del sembiante, è essa stessa triadica: la donna come mito del tempo, ben lontana dal rappresentare l’Altro.
Infine, Ombre (1991) senza supporto ancora la triade fino al crepuscolo in cui finisce di scriversi quest’anatomia della pittura: fino al suo epitaffio.
Ma la pittura non è morta e non è la rappresentazione della morte, come in quella specie di postciviltà di Kandinskij, e il suo cammino prosegue fino alle evitate rive della Sibilla, via via chiarendosi: c’è il ritorno, l’altro volto delle tenebre, l’altra faccia del cielo.
Ecco allora i blu, i rossi e persino i trasfigurati grigi della metamorfosi o dell’anamorfosi (del sembiante) o della diamorfosi (del tempo). Il colore si è scritto. È evaso dalla forma. Può raggiungere il mondo. 1992
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