Alekseij Nikolaev
Ferdinando Ambrosino
Immaginare il pittore mentre guarda le proprie opere è sempre stato un processo molto interessante e affascinante per me, perché sono sempre stato convinto che non siano vere le affermazioni del tipo “nelle sue opere il pittore cerca di esporre i problemi della sua epoca, di riflettere la situazione in cui vive”; contrariamente a quanto ci insegnavano a scuola, il pittore esprime sempre se stesso, la propria sostanza, la propria anima.
Ecco perché gli autoritratti di Ferdinando Ambrosino, pittore finora poco conosciuto in Russia (anche se sono certo che, alla prima mostra, susciterà grande interesse), mi hanno molto impressionato: mi consentono di vedere e comprendere (per lo meno spero) colui che li ha creati.
Se mi fosse chiesto qual è la sua virtù più marcata, direi: la compassione. La si legge nello sguardo del pittore, uno sguardo carico di pensiero, di volontà di comprendere ciò che sta accadendo intorno a lui.
Vediamo che i tratti di Ambrosino cambiano gli autoritratti sono datati fra il 1960 e il 1990 ma lo sguardo, che con il tempo diventa più maturo, conserva la sua natura, restando quello di un uomo che ama il mondo circostante, che ha vissuto, sofferto e amato, acquisendo il diritto di giudizio sugli uomini e sulle cose. Un giudizio che, tuttavia, non è severo né gravato da pregiudizi, ma ricolmo di pietas, magnificenza e splendore, perché colui che lo emette conosce e comprende molto più di noi, e sa di noi molto più di quanto noi ne sappiamo. 1992 |